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3 Aprile 2025 10:58

Trump ha annunciato i dazi: cosa succede all’enogastronomia italiana?

Tutto come previsto: dazi al 25% che segano le gambe dell'export dell'Unione Europea (e quindi anche dell'Italia). C'è preoccupazione nel settore ma non tutto è perduto.

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato l'entrata in vigore di nuovi dazi sulle importazioni, una mossa che avrà ripercussioni significative sull'enogastronomia italiana. Queste tariffe, definite "reciproche", mirano a correggere quelli che l'amministrazione Trump considera squilibri commerciali a sfavore degli Stati Uniti. Si tratta del più grande e ampio aumento dei dazi sulle merci straniere da quasi un secolo: i dazi non erano mai stati così alti dalla fine della seconda guerra mondiale, quando gli USA avevano messo in pratica il Piano Marshall, forse il più importante dei piani politico-economici statunitensi per la ricostruzione dell'Europa dopo il conflitto.

I nuovi dazi colpiscono mezzo mondo, con più di 100 Paesi coinvolti, e riguardano tutte le merci importate negli Stati Uniti senza eccezioni. L'Unione Europea, quindi anche l'Italia, subirà dazi del 20%, ci sono poi il Regno Unito al 10%, il Giappone al 24%, la Cina al 34% che però si sommano ai dazi del 20% già attivi, con il risultato che i dazi sulle merci cinesi saranno del 54%. Non è stata risparmiata neanche l'Ucraina, che si ritrova con dazi del 10%. La maggior parte delle nazioni coinvolte, su tutti UE e Cina, hanno già annunciato che risponderanno a loro volta con dazi contro gli Stati Uniti.

Paradossalmente manca una delle notizie più importanti: Trump nell'annuncio non ha però chiarito quando entreranno in vigore i nuovi dazi. Secondo Il Post "i dazi base del 10% verso tutti i paesi entreranno in vigore il 5 aprile, mentre quelli reciproci entreranno in vigore il 9. Dalla mezzanotte di giovedì, invece, come previsto entreranno in vigore quelli del 25% sulle auto importate, che erano stati annunciati in precedenza. I dazi già attivi, come quelli sulle automobili, non si andranno a sommare ai dazi annunciati mercoledì". Non è da escludere che non entrino mai effettivamente in vigore, almeno in questi termini: Trump ha usato la minaccia dei dazi con Canada e Messico per ottenere garanzie e impegni sulla gestione dei flussi migratori, una volta ottenuti ha "graziato" i due Stati confinanti. Non è quindi da escludere che succeda la stessa cosa con molti dei Paesi colpiti da queste misure, da qui l'aleatorietà della trovata.

Ma prima di tutto: cosa sono i dazi?

I dazi sono tasse applicate sui beni importati ed esportati da un Paese. In parole semplici, sono imposte che i governi impongono sulle merci che entrano o escono dai loro confini, con l'obiettivo di regolamentare il commercio e proteggere le economie nazionali. Queste tariffe doganali possono influenzare direttamente i prezzi dei prodotti e il loro accesso ai mercati esteri.

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Per esempio, se il tuo Paese impone un dazio del 25% sul vino importato, l'importatore del vino deve pagare la tassa in più e solitamente scarica il costo sui consumatori alzando il prezzo. Spesso accade anche una sorta di mutuo soccorso: il venditore abbassa il proprio prezzo per contribuire a sostenere il costo del dazio e non far calare gli ordini su un mercato importante (come quello americano ad esempio). Di base però il prezzo finale della bottiglia aumenta, rendendo i prodotti locali più competitivi rispetto a quelli esteri.

Per calcolare i dazi da imporre ogni Stato ha le proprie regole. Nel caso specifico Trump ha applicato un dazio base del 10% a tutti e ha poi aggiunto i dazi aggiuntivi calcolati a seconda di quanto gli altri paesi "trattano male" gli Stati Uniti. Il concetto di "trattare male" poi è molto aleatorio ma questa è un'altra questione e i più importanti economisti del mondo si stanno interrogando  sulla correttezza economica di questa formula.

I dazi su cibo e vino italiano

Il costo per gli americani sul solo cibo e vino italiano sarebbe di 2 miliardi di euro circa: le sole esportazioni di vino potrebbero subire un colpo da 500 milioni di euro, l'olio d'oliva di 240 milioni di euro, la pasta di 170 milioni di euro e il formaggio di 120 milioni di euro, stando a un'indagine di Coldiretti. Questi prezzi frenerebbero ovviamente la domanda e potremmo trovarci dinnanzi a una replica di quanto visto nel 2019 e nel 2020, durante il primo mandato di Trump, con una riduzione notevole delle nostre esportazioni. Circa il 20% in meno sui prodotti alimentari e circa il 6% in meno sul vino che all'epoca non fu nemmeno colpito dai dazi. Il calo è già in atto perché nel 2024 le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 3,6%.

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Secondo l'osservatorio dell'Unione Italiana Vini i problemi saranno notevoli perché gran parte del vino italiano esportato negli Stati Uniti appartiene alla fascia di prezzo più accessibile e difficilmente potrebbe competere con gli altri mercati se aumentano i prezzi. I vini di fascia alta invece potrebbero risentire di meno perché grazie a una clientela esclusiva, meno influenzata dalle oscillazioni dei prezzi.

Il segmento premium, secondo le previsioni di UIV, può assorbire meglio l’impatto dei dazi. Stando a quanto scrive Forbes ci sono però alcune regioni italiane fortemente dipendenti dal mercato statunitense e sono particolarmente esposte a perdite milionarie: il settore lattiero-caseario in particolare potrebbe subire danni ingenti, nonostante l'alta considerazione che hanno gli americani del made in Italy nel settore. Antonello Ricco, direttore dell’Azienda San Salvatore, proprio a Forbes ha detto che il valore del latte di bufala "si riflette nei suoi derivati, dalla mozzarella agli yogurt e cremosi. Per San Salvatore, che sta lavorando per entrare nel mercato americano, questo nuovo scenario potrebbe rallentare le trattative e incidere sui costi per il consumatore finale. Tuttavia, siamo convinti che la qualità della nostra produzione – fondata su una filiera sostenibile, ingredienti d’eccellenza e un forte legame con il territorio – possa fare la differenza. Il mercato statunitense è sempre più attento a prodotti autentici e innovativi, e crediamo che la nostra proposta possa rispondere perfettamente a questa domanda, anche in un contesto più sfidante". Cristiano Fini, presidente della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), ha detto a Reuters che questi dazi potrebbero causare "miliardi di dollari di danni" alle esportazioni agricole italiane, influenzando prodotti iconici come il Prosciutto di Parma e il Prosecco. Ha inoltre sottolineato che tali prodotti non hanno equivalenti negli USA, rendendo difficile per i consumatori americani trovare alternative di pari qualità. In particolare, il Parmigiano reggiano affronta un aumento delle tariffe al 35%, considerando il dazio precedente del 15%. Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, ha espresso in una nota una grande preoccupazione, sottolineando che, sebbene il prodotto sia di fascia premium, l'incremento dei prezzi potrebbe influenzare la domanda.

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Le reazioni della politica italiana ed europea

E cosa stanno facendo i politici? Come riporta EuroNews, "La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha risposto all'annuncio dei dazi imposti dal presidente statunitense Donald Trump, dichiarando che si tratta di un duro colpo per l'economia mondiale e che le conseguenze saranno terribili per milioni di persone. I generi alimentari, i trasporti e le medicine costeranno di più, ha detto la presidente, e questo danneggia, in particolare, i cittadini più vulnerabili". Von der Leyen ha riconosciuto che il sistema commerciale mondiale presenta "gravi carenze" e ha affermato che l'UE è pronta a negoziare con gli Stati Uniti, ma anche a rispondere con contromisure.

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha invece detto che non ha paura per l'export italiano perché "Bisogna ricordare che gli Stati Uniti sono il secondo mercato di destinazione, con un export salito nel 2024 del 17%. Il mercato statunitense per noi è fondamentale, è evidente che l'introduzione di nuovi dazi avrebbe risvolti pesanti per i produttori italiani, e penso sarebbe un'ingiustizia anche per molti americani, perché limiterebbe la possibilità di acquistare e consumare le nostre eccellenze solo a chi può spendere di più". All'Ansa ha poi aggiunto di essere convinta che si debba lavorare per scongiurare in tutti i modi possibili una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno né Stati Uniti né Europa, "il che ovviamente non esclude se necessario di dover anche immaginare risposte adeguate a difendere le nostre produzioni". Sulla guerra commerciale interviene anche il presidente della Repubblica Mattarella incontrando al Quirinale il presidente estone Alar Karis: "I dazi sono un errore profondo per cui da parte europea serve una risposta compatta, serena, determinata".

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