Di origini antichissime, il tè matcha è un pregiato tè verde giapponese: la sua coltivazione e la sua preparazione seguono regole molto rigide e precise. Conosciamo tutte le sue caratteristiche.
Il tè matcha (pronunciato maccha) è probabilmente uno degli alimenti della cucina giapponese più conosciuti e utilizzati in tutto il mondo. Si tratta di un tipo di tè dal colore verde brillante, con un sapore molto meno amaro del tè verde, e con una notevole quantità di benefici. Nonostante sia uno dei protagonisti della gastronomia nipponica, in realtà questo meraviglioso ingrediente nasce in Cina. E come è arrivato in Giappone? Te lo raccontiamo noi, insieme alle caratteristiche e alle precise modalità di preparazione.
Il tè matcha, comunemente associato alla tradizione culinaria giapponese, è originario della Cina: sembra infatti che sia stato "scoperto" da alcuni monaci buddisti giapponesi che ne capirono il fascino, migliorando le tecniche di coltivazione e lavorazione. In particolare fu il monaco buddista Eisai a portare alcuni semi di Camellia sinensis, la pianta da cui deriva il tè matcha, nel Paese del Sol Levante, intorno al 1180 d.C. Il motivo per cui è stato importato proprio da un monaco non è una mera coincidenza: infatti il tè, grazie alle sue proprietà stimolanti, aiutava i monaci a rimanere svegli durante le ore di meditazione.
Il processo di coltivazione di questa pianta segue precise regole, ed è fondamentale che siano rispettate per ottenere un prodotto buono e di qualità. Innanzitutto per la produzione del matcha vengono utilizzate piante da cultivar Yabukita, Saemidori, Okumidori e Gokou che non possono essere coltivate ovunque, ma solo in alcune città e prefetture precise, come Uji (Kyōto), Kagoshima e Nishio (Aishi).
Il matcha viene ricavato da foglie coltivate soltanto nei mesi primaverili e soltanto lontano dalla luce del sole: questo perché l’ombra contribuisce a una maggiore produzione di clorofilla da parte della pianta, donandogli quel lucente colore verde e anche un buona dose di antiossidanti. Le foglie sono raccolte a mano, poi vengono cotte al vapore, in modo che non perdano le loro proprietà nutrizionali e organolettiche, e successivamente lasciate essiccare e raffreddare; a questo punto le foglie prendono il nome di tencha e vengono finemente triturate tramite mulini a pietra o macchinari in metallo, ottenendo così una polvere finissima di un colore verde intenso.
In Giappone, la preparazione del tè non è uno scherzo: esiste infatti una vera e propria cerimonia che prende il nome di Cha no yu (letteralmente “acqua calda per il tè”). Molto spesso il protagonista di questo rituale è proprio il tè matcha, che prevede inoltre una serie di utensili specifici: la chawan, ossia una tazza per il tè dal fondo largo, il chasen, un frustino di bambù, e infine un chasaku, un cucchiaino di bambù.
Prima di tutto è bene specificare che il tè matcha si prepara per sospensione, e non per infusione: questo vuol dire che a differenza di tutti i tè e tisane, non bisogna lasciare la polvere in infusione nell’acqua calda, ma deve essere mescolata. Per farlo è necessario utilizzare il chasen, quindi il frustino, perché il cucchiaino rischierebbe di non disciogliere bene la polvere e di farla salire in superficie.
Per preparare il tè matcha quindi si inizia aggiungendo un cucchiaino di polvere nella tazza e versando 40 ml di acqua a una temperatura di 75-80 °C: è importante che l’acqua non sia troppo calda, altrimenti rischierebbe di bruciare la polvere. Si continua poi mescolando con il chasen, creando una “w” in modo da incorporare l'aria e formare la caratteristica schiuma; infine si aggiungono altri 40 ml di acqua alla stessa temperatura finché si sarà formata una superficie di piccole bollicine e la polvere si sarà completamente mescolata con l’acqua.
Come abbiamo già detto, il tè matcha originale si ricava soltanto da precise cultivar e soltanto in determinate città. Esistono però diversi tipi di matcha: una prima distinzione riguarda la qualità, data dai tempi e dalle modalità di coltivazione; la seconda invece si basa sulla quantità di matcha utilizzato.
Per quanto riguarda la qualità, esistono due tipi di tè matcha: il grado cerimoniale e il grado culinario.
Una seconda distinzione invece riguarda la quantità di polvere inserita nella ciotola: il koicha (“tè spesso”) si ottiene da un quantitativo di polvere maggiore, circa 3,5-5 grammi, e quindi risulta un tè più denso e forte; l’usucha, tradotto come “tè sottile e chiaro” viene preparato con un quantitativo di tè minore, 1,5-2 grammi, risultando quindi più liquido, molto simile a un cappuccino o un espresso.
Il tè matcha sta riscuotendo sempre più successo anche per la quantità di proprietà benefiche che possiede. Straordinariamente ricco di vitamine, sali minerali e antiossidanti, ha un incredibile effetto diuretico e disintossicante; inoltre grazie all’elevata presenza di clorofilla, ha un effetto antinfiammatorio e protettivo del fegato, ci aiuta a combattere l’azione dei radicali liberi e agisce come un potentissimo anti-age naturale. Un ottimo alleato per stimolare la concentrazione, quindi validissimo come sostituto del caffè, rafforza le difese immunitarie e agisce positivamente sui livelli di colesterolo. E per ultimo, ma non per importanza, è consigliato a chi segue un regime alimentare ipocalorico: infatti aiuta a ridurre il senso di fame, contribuendo a un maggiore senso di sazietà.