Un cliente abruzzese aveva scritto nel 2017 una recensione negativa di un ristorante di Recanati usando parole molto forti. I titolari hanno denunciato l'autore che ora si vede costretto a risarcire i ristoratori con ben 7 mila euro.
Nelle Marche un cliente è stato condannato da un tribunale per aver fatto una recensione negativa su Tripadvisor perché avrebbe "superato il diritto di critica". Il cliente ha il diritto di manifestare la propria opinione e il proprio dissenso ma non di diffamare il locale che lo ospita. Sta qui, secondo il tribunale, il confine tra la libertà di critica e il dovere di non infangare il lavoro altrui. Un confine sottile che è stato ampiamente superato dal malcapitato in questione.
Tutto è iniziato nell’agosto del 2017 in un ristorante di Recanati, la città marchigiana famosa per aver dato i natali al poeta Giacomo Leopardi. Una cliente di 53 anni, di origine abruzzese e residente in Spagna, dopo una cena insoddisfacente, decide di esprimere il proprio disappunto su Tripadvisor. La recensione, che descrive lunghe attese e comportamenti scortesi dei titolari, include espressioni forti come "posto tipo bettola" e "proprietari veri cafoni". Queste parole, giudicate eccessive e personali, hanno portato la ristoratrice a intentare una causa per diffamazione, sostenendo che il commento va oltre il diritto di critica.
Dopo otto anni di procedimenti legali, il tribunale di Macerata ha condannato la cliente a una multa di 2.000 euro e a un risarcimento di 5.000 euro per danni d'immagine. La vicenda ha aperto una riflessione sull'equilibrio tra la libertà di espressione e la tutela della reputazione delle imprese.
Il cuore della questione, scrive Repubblica, risiede nella distinzione tra una critica legittima e un attacco diffamatorio. La recensione incriminata, secondo il giudice, non si limitava a un giudizio soggettivo sull’esperienza culinaria, ma si trasformava in un attacco diretto all’immagine del locale e dei suoi gestori. Per il legale della cliente, invece, si trattava di un’opinione personale espressa in termini colloquiali, senza intenti offensivi. Questo caso non è isolato. Situazioni simili si sono verificate in altre città italiane, come a Rimini, dove un cliente è stato condannato per aver pubblicato decine di commenti offensivi contro un ristorante che aveva legittimamente rifiutato di servirgli alcolici. Un altro caso significativo si è verificato a Torino, dove un utente è stato condannato per stalking dopo aver pubblicato ripetutamente recensioni negative su un bar. Il tribunale ha stabilito che la condotta dell'utente, caratterizzata da una serie di recensioni denigratorie, costituiva una forma di molestia nei confronti dei proprietari dell'attività.
Oltre ai casi di diffamazione, un problema crescente nel settore è rappresentato dalle recensioni false. Alcuni utenti scrivono opinioni negative su locali con l’obiettivo di ottenere compensi per ritirarle o di danneggiare la concorrenza. Questa pratica, profondamente sleale, mina non solo la reputazione delle attività coinvolte, ma anche la fiducia dei consumatori nel sistema delle recensioni online. Questi esempi evidenziano come il diritto di critica debba essere esercitato con responsabilità, evitando espressioni che possano configurarsi come diffamatorie.
Le normative vigenti prevedono sanzioni per chi diffonde informazioni non veritiere con l'intento di danneggiare la reputazione altrui. È essenziale che le recensioni siano basate su esperienze autentiche e che il linguaggio utilizzato rispetti la dignità delle persone e delle attività coinvolte. A tal proposito la legge italiana farà a breve ulteriori passi avanti perché sta introducendo norme più stringenti per contrastare il fenomeno. Tra le novità figura l’obbligo per i recensori di fornire prove di aver effettivamente usufruito del servizio. Inoltre, i commenti dovranno essere pubblicati entro 15 giorni dall’esperienza e contenere dettagli coerenti e verificabili. Le nuove normative prevedono che l’Agcom e l’Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) vigilino sull’applicazione di queste regole. I gestori delle piattaforme di recensioni saranno chiamati a implementare codici di condotta e a rimuovere tempestivamente commenti falsi o diffamatori.