La si trova il più delle volte confezionata in fette sottili già cotte e pronte all'uso, ma il termine fesa indica anche un taglio magrissimo che si riscontra pure nei bovini. Proviamo a fare un po' di chiarezza, vedendo perché spesso nel tacchino si confonde con il petto.
Il tacchino è una delle scelte più diffuse per chi propende per una fonte proteica ipocalorica, solitamente da inserire all’interno di una dieta bilanciata. Si tratta di una carne bianca apprezzata per la sua versatilità – dato il gusto neutro – per il basso contenuto di grassi e la digeribilità, oltre a essere tendenzialmente facile da preparare, prestando attenzione a non farla seccare in cottura. Tra le parti più utilizzate di questo volatile compare la fesa, un termine che abbiamo già sentito in riferimento per esempio ai bovini, come il manzo o il vitello: nel tacchino, nella sua accezione più comune, indica un salume ottenuto dalla lavorazione del petto dell’animale, ma allo stesso tempo compare in macelleria anche come taglio fresco pronto per essere cucinato al forno o in padella. Ma che cos’è effettivamente la fesa? Vediamolo insieme.
La notiamo in particolare al supermercato già confezionata a fette sottili, in veste di salume ideale per farcire panini, piadine e toast, per essere portata in tavola come secondo light accompagnato da insalata, pomodori e verdure grigliate, o per realizzare invitanti involtini ripieni. Sinonimo di pasto pratico, la fesa in questa versione è un affettato a tutti gli effetti che si ricava dalla lavorazione dei muscoli del petto del tacchino che vengono disossati, puliti e poi conditi con un mix di spezie e aromi: si può procedere infine con l’affumicatura o con un trattamento al caramello.
La fesa, inoltre, si presenta come taglio fresco: in questo caso il termine si sovrappone al petto, indicando la stessa identica cosa, usato come sinonimo, ma può ulteriormente riferirsi solo a una parte del petto di tacchino, ovvero la più magra, così come la fesa di spalla o di coscia del manzo e del vitello, entrambi tagli magrissimi. La carne è tenera, morbida, con pochissimo tessuto connettivo che la rende facilmente masticabile e meno fibrosa. Ha un sapore delicato, un colore roseo, e si presta a una vasta gamma di preparazioni, dall’arrosto al forno alle scaloppine in padella.
Sebbene "fesa" e "petto" di tacchino vengano talvolta utilizzati in modo intercambiabile anche dal macellaio stesso, si può dire che la prima è più conosciuta come affettato, mentre il secondo è più popolare come taglio fresco. Entrambi hanno valori nutrizionali simili: il petto di tacchino crudo ha un buon equilibrio tra parti magre e grasse, e vede in 100 gr 107 kcal, con 24 gr di proteine, 1,2 gr di lipidi, 50 mg di colesterolo. Spicca qui l'elevato valore dei minerali con 382 mg di potassio e 200 mg di fosforo.
Leggere l’etichetta della fesa confezionata risulta essere d’aiuto per orientarsi sulle caratteristiche del cibo che stiamo acquistando: possono comparire additivi alimentari (come antiossidanti per la conservabilità) e anche derivati del latte, a cui chi soffre di intolleranza al lattosio deve prestare attenzione. Solitamente è, invece, gluten free.
Non sempre tra gli ingredienti, però, è specificata la fesa (con diciture come “sola fesa di tacchino”): a volte viene indicato un generico “carne di tacchino” seguito dalla percentuale. In generale, comunque, stiamo parlando di un salume con un contenuto lipidico ridotto (in 100 grammi si aggira intorno all’1%), un alto tenore di proteine (sul 20%) e poche calorie, circa 100 kcal. Non manca il sale: a parità di qualità, meglio privilegiare i prodotti che ne contengono meno.