Bellissimo da vedere, altrettanto buono da mangiare: esistono più di 200 varianti dello smørrebrød, un piatto danese che ha come base una fetta di pane su cui vengono aggiunti diversi ingredienti.
Ci sono tanti simboli che caratterizzano la città di Copenaghen: le casette colorate, i canali, le lunghissime piste ciclabili, la filosofia hygge…e lo smørrebrød. Questo delizioso sandwich “aperto” è tipico della cucina danese e, più in generale, di quella scandinava. Un piatto che va ben oltre il semplice piacere culinario: lo smørrebrød è l’espressione, anche se apparentemente semplice, di un popolo e della sua terra, dei suoi ingredienti e della sua importante storia culinaria.
La cucina nordeuropea, grazie soprattutto al manifesto della nuova cucina nordica, ha conosciuto negli ultimi vent’anni un’evoluzione enorme, sostenendo l’utilizzo di prodotti naturali, locali e stagionali. Un concetto che lo smørrebrød sostiene appieno, come dimostra l’utilizzo di ingredienti tipici quali l'aringa, il salmone e le patate, ma che negli anni ha conosciuto un’influenza, almeno nelle materie prime, dei diversi paesi.
La base da cui parte lo smørrebrød è una semplice fetta di pane di segale imburrata che viene poi arricchita da una grandissima varietà di alimenti: basti pensare che esistono all’incirca 200 varianti di questo particolare sandwich. Nato in tempi antichi, lo smørrebrød ha conosciuto un enorme successo soprattutto negli ultimi anni: vediamo da dove viene e dove è arrivato oggi.
Partiamo dal nome: il termine smørrebrød deriva dal danese smør og brø e significa letteralmente “pane e burro”. Lo smørrebrød però non nasce così come lo conosciamo oggi: le sue origini sono umili e sembra risalire addirittura al Medioevo. In quel periodo i lavoratori agricoli pranzavano con gli avanzi della sera prima, utilizzando una fetta di pane come piatto. Una volta terminato il pasto, il pane veniva buttato perché ormai bagnato da tutti i succhi degli alimenti. Il passaggio fondamentale è avvenuto intorno al XIX secolo: aggiungere, tra la base e i restanti ingredienti, uno strato di burro o qualsiasi grasso, in modo da creare una barriera che proteggesse il pane dal resto del condimento, così da evitare che si inumidisse.
Ecco quindi che lo smørrebrød comincia ad assumere le sembianze di quello che noi tutti oggi conosciamo: via via questo piatto ha incontrato diversi abbinamenti e la creatività di molti, che hanno cominciato ad aggiungere ingredienti sia locali sia internazionali. Lo smørrebrød da qui in poi ha subito una rapida ascesa, entrando addirittura a far parte dei menu di molti ristoranti.
A primo impatto verrebbe da dire che lo smørrebrød è una semplice fetta di pane su cui aggiungere di tutto, ma in realtà non è così: la scelta degli ingredienti non è casuale e i sapori sono ben studiati e strutturati. Ad esempio, la cipolla fritta ed essiccata si sposa benissimo con il roast beef, ma un po’ meno con le aringhe che invece si accostano in modo eccezionale con verdure più delicate. Quindi un po’ di creatività è sì ben accetta, ma senza esagerare.
La scelta e soprattutto la disposizione degli ingredienti sono fattori che riguardano in particolare anche l’estetica: una caratteristica degli smørrebrød è che sono incredibilmente colorati e bellissimi da vedere. Quindi è essenziale disporre i vari ingredienti creando un piatto che sia una gioia per il palato ma anche per gli occhi.
Se pensi che mangiare uno smørrebrød sia come mangiare un semplice sandwich, sappi che sbagli di grosso. Esiste infatti una sorta di galateo non scritto che prevede un preciso ordine: in linea generale si parte con quello all’aringa, poi si passa alla carne o al pesce e infine al formaggio. Inoltre, nonostante si tratti di una fetta di pane è solitamente consigliato mangiarlo con forchetta e coltello: infatti il peso degli ingredienti potrebbe rischiare di rompere il pane e far scivolare via il condimento.
Abbiamo detto che lo smørrebrød nasce come pasto dei lavoratori e quindi, ai quei tempi, non era comune trovarlo nei ristoranti. Con il suo sviluppo e la sua crescente popolarità, e anche grazie alla loro bellezza così tanto amata dai social, ha cominciato a essere replicato nelle cucine casalinghe. Oggi è possibile trovarlo in moltissimi ristoranti, alcuni dei quali hanno addirittura incentrato il proprio menu su questo prodotto, ma anche in molti mercati e caffè danesi.