Come leggere l’etichetta dell’uovo di Pasqua e comprarne uno di qualità
Con i prezzi in forte aumento, scegliere un buon uovo di Pasqua diventa quasi indispensabile per non pentirsi dell'acquisto. Sulla confezione questo dolce iconico raccoglie molte informazioni utili sia sul cioccolato sia sulla sorpresa.
Più che un dolce, un vero e proprio simbolo delle feste pasquali: è dedicato in particolare ai bambini, merito della tanto ambita sorpresa, ma trova estimatori anche tra gli adulti. Stiamo parlando dell’uovo di cioccolato, che ormai si trova in tantissime versioni golose, sia industriali sia artigianali. Scegliere un buon prodotto non è facile e anno dopo anno fare l’acquisto giusto diventa sempre più importante visto il continuo aumento dei prezzi, che stanno rendendo questa icona della Pasqua un piccolo "lusso”. Cosa può aiutare il consumatore? Senza dubbio la capacità di saper leggere l’etichetta, così da capire se il costo corrisponde realmente a un valido indicatore di qualità come il più delle volte si è portati a credere.
Come leggere l’etichetta: cosa deve essere indicato
Come per tutti i cibi preimballati, quindi che si trovano confezionati sugli scaffali, anche per le uova di Pasqua la normativa europea impone l’indicazione di una serie di elementi obbligatori che ne garantiscono la tracciabilità e la sicurezza.
Denominazione di vendita: in primo luogo deve essere specificata la natura dell’alimento che si acquista, in questo caso rappresentata dalla scritta “uovo di cioccolato", riportandone la tipologia (che andremo a vedere nel dettaglio più avanti).
Sede, nome o ragione sociale del produttore: tra i dati fondamentali ci sono quelli che permettono di riconoscere l’identità della società produttrice e il suo indirizzo. Le informazioni possono venire integrate se diverse con quelle dello stabilimento del confezionamento e del distributore, utile a comprenderne la provenienza.
Data di scadenza: onde evitare sprechi o di mangiare un prodotto non più buono, bisogna segnalare fino a quando è possibile consumarlo. Solitamente nell’uovo di Pasqua la dicitura è “da consumarsi preferibilmente entro” seguita da giorno, mese e anno.
Conservazione: devono essere menzionate le modalità per preservare il prodotto correttamente (es. conservare in luogo fresco e asciutto).
Lotto di produzione: ogni uovo è contrassegnato da un numero che ne permette la rapida individuazione in caso di controlli sanitari e richiami del prodotto.
Peso netto: si riferisce esclusivamente a quello del cioccolato, senza il peso dell'involucro e della sorpresa. A parità di grandezza, per esempio, aiuta a capire quanto prodotto edibile ci sia realmente.
Certificazioni: sono soprattutto dettagli volontari, ma molto significativi, come i marchi Fairtrade, biologico o Igp, che danno maggiori informazioni sull’origine delle materie prime (packaging compreso) o sul rispetto di determinati standard etici e ambientali.
Caratteristiche del cioccolato
Riguardo alla materia prima, ci sono degli elementi presenti in etichetta che risultato delle vere e proprie cartine di tornasole per orientarsi sulla qualità del cioccolato che stiamo andando ad acquistare.
Percentuale minima di cacao. Si tratta della presenza minima di cacao a seconda della tipologia di cioccolato con cui è realizzato l’uovo. Se indicato cioccolato al latte, questa si attesta al 25% con quella del latte che non è inferiore al 14%. Un cioccolato al latte “superiore”, “fine”, “finissimo” o “extra” ha una percentuale minima di cacao del 30% e di latte del 18%, con una qualità sulla carta maggiore. Per il cioccolato fondente, invece, la percentuale di cacao sarà del 35% (minimo) e quella di burro di cacao non inferiore al 18%; se la percentuale di cacao arriva al 43% con il burro di cacao almeno al 26%, l'etichetta riporterà la dicitura "fine", "finissimo", "superiore" o "extra", in generale una nota di merito. Da ricordare che nel cioccolato bianco non vi è la presenza di cacao.
Elenco degli ingredienti: vale la regola del meno ne compaiono, meglio è. Oltretutto devono essere indicati dal maggiore al minore in termini di quantità: come per una tavoletta, la massa di cacao in un buon prodotto staziona in prima posizione, con zucchero e burro di cacao a seguire. In diverse uova tra le più popolari , invece, lo zucchero spicca sugli altri.
Grassi vegetali diversi dal burro di cacao: il burro di cacao dovrebbe essere l’unico grasso presente quando si tratta di cioccolato fondente (mentre in quello al latte nella tabella nutrizionale vanno a influire anche i lipidi del latte stesso). Per legge è consentita una piccola aggiunta (massimo il 5%) chiaramente riportata in etichetta: attenzione quindi alla comparsa di grassi vegetali più economici, come per esempio l’olio di palma o burro di karitè.
Indicazione degli allergeni: come latte, soia, frutta a guscio, glutine, da segnalare in grassetto o evidenziati.
Aromi naturali o artificiali: è possibile che l’uovo sia arricchito da aromi naturali (tipo la la vaniglia), preferibili rispetto agli aromi artificiali. Solitamente se si tratta dei primi, per esempio la pregiata vaniglia Bourbon, rappresentano un valore aggiunto che sarà esplicitato, mentre la sola dicitura “aromi” propende per l’utilizzo dei secondi.
Tabella nutrizionale: obbligatoria per legge, fornisce i dati sulla composizione dell’alimento. Cosa osservare? In particolare la quantità di zuccheri, che spesso eccede in un prodotto di bassa qualità.
Caratteristiche della sorpresa
Che cosa sarebbe l’uovo di Pasqua senza la sua sorpresa? Il regalo che lo caratterizza deve rispettare delle normative, anche perché spesso è indirizzato ai bambini. Di seguito, ecco le informazioni considerate necessarie quando siamo di fronte a un giocattolo.
Marchio CE: attesta la conformità alle norme europee sulla sicurezza dei giocattoli. Deve essere ben visibile e leggibile.
Nome e indirizzo del produttore e/o importatore della sorpresa: da includere in caso sia diverso da quello dell’uovo.
Età consigliata: deve essere ben esplicitata per garantire un utilizzo consono e non pericoloso del gioco, con elementi che possono rendere chiari i possibili rischi per i bambini. Per esempio: “Non adatto a bambini di età inferiore ai 36 mesi. Contiene piccole parti che potrebbero essere ingerite o inalate”.
Istruzioni d’uso o di montaggio: quando previste devono essere scritte in lingua italiana.
Da questo punto di vista si può provare a cercare prodotti di aziende che usano meno plastica, propongono gadget riutilizzabili, giochini in legno o che collaborano con artisti e artigiani, per evitare che la sorpresa tanto agognata diventi un rifiuto da gettare nella spazzatura nel giro di poche ore.