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6 Marzo 2025 12:58

Abusi sessuali, commenti degradanti e carriere stroncate: 70 chef denunciano in Gran Bretagna

Dalla Gran Bretagna arriva una lettera aperta che sta facendo molto discutere e che potrebbe essere il corrispettivo del Me Too in cucina: 70 cuoche hanno denunciato abusi e molestie nei grandi ristoranti che sono un problema onnipresente.

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L'alta cucina ha da sempre un problema di genere e con le dilaganti molestie sessuali ma fortunatamente sono sempre di più le donne che si ribellano e chiedono con forza i propri diritti. In Inghilterra una lettera aperta alla redazione del Telegraph ha creato un caso nazionale: ben 70 chef hanno denunciato il sessismo e le disuguaglianze che hanno dovuto affrontare in cucina, firmando un appello e descrivendo situazioni scabrose. Il mondo della cucina sta vivendo il suo momento #MeToo? Lo speriamo con tutto il cuore. Ciò che è certo è che Dara Klein, Sally Abé e Poppy O'Toole, portavoci della protesta insieme alle proprie compagne, stanno sicuramente sfondando una barriera di omertà che ormai è inammissibile.

La battaglia delle chef: parità di genere e lotta contro le molestie nelle cucine professionali

Se ti chiediamo di pensare a uno chef, cosa ti viene in mente? Solitamente le strade sono diverse: il tipo vistoso, sbruffone, celebrità o quello rozzo sudato e volgare, o ancora un perfezionista rigido. Cosa hanno in comune? Probabilmente sono uomini. Questo è il grande problema del settore dell'ospitalità, che ha spinto le chef sottorappresentate della Gran Bretagna a fare questo passo, pretendendo di essere ascoltate. In una lettera aperta rilasciata in esclusiva al The Telegraph 70 cuoche condannano il sessismo e la disuguaglianza che hanno dovuto affrontare lavorando nel settore della ristorazione nel Regno Unito. La lettera è stata scritta in risposta a un'intervista allo chef Jason Atherton pubblicata questa settimana dal Times , in cui il ristoratore nega di aver assistito a episodi di sessismo nelle cucine. "Solo perché non hai visto qualcosa, non significa che non esista", afferma Abé in riferimento alle molestie mai notate dal collega uomo. "È offensivo e doloroso. È così difficile parlare perché ci sono così tanti chef uomini potenti contro cui non osi parlare. Ma ora, fortunatamente, ci sono 70 donne in questo gruppo WhatsApp che sono tutte arrabbiate e infastidite da ciò che ha detto". Le donne dicono di essere "esauste per un settore così sistematicamente imperfetto che facciamo fatica a vederci al suo interno". La lettera nasce da un gruppo Whatsapp in cui sono presenti tutte le firmatarie, creato dopo l'ennesima cerimonia della Michelin in cui le donne hanno latitato.

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Da sinistra a destra: le chef Dara Klein, Sally Abé e Poppy O’Toole | Foto del The Telegraph

Il mondo dell'ospitalità e della ristorazione contribuisce per miliardi all'economia globale, ma resta fortemente sbilanciato in termini di parità di genere. Secondo diversi studi, le donne rappresentano circa il 50% della forza lavoro nel settore, ma meno del 20% delle posizioni di rilievo nelle cucine professionali. Il problema non riguarda solo le opportunità di carriera: la cultura tossica che regna in molte brigate di cucina ha reso l'ambiente di lavoro ostile per molte donne.

"Quando ho condiviso l'articolo con il gruppo, ho davvero toccato un nervo scoperto", afferma Abé. Questo, in aggiunta all'indignazione causata da un video mostrato alla cerimonia di premiazione della Guida Michelin della scorsa settimana: il video si complimentava per il grande lavoro fatto dalle ristoratrici sul territorio ma, di tutta risposta, la Michelin ha dato una Stella Michelin a una sola donna (due Stelle negli ultimi 4 anni). Si sono tutte sentite prese in giro e questo evento ha spinto le protagoniste del gruppo a indignarsi pubblicamente.

Le testimonianze della lettera sono scioccanti: commenti inappropriati, toccate indesiderate e discriminazioni nelle promozioni sono solo alcune delle tematiche trattate dalle cuoche. Una delle firmatarie racconta di essere stata promossa dopo mesi di duro lavoro e formazione e che, una volta ottenuto il ruolo, il sous-chef con il compito di valutarla l'ha molestata durante il servizio. L'episodio ha compromesso la sua performance, portando alla decisione di non promuoverla più: "Mi ha afferrata in modo inappropriato, il che mi ha completamente spiazzata e mi ha fatto fare un pasticcio". Un'altra cuoca, oggi influencer con milioni di follower, ricorda il momento in cui un titolare ha raccontato davanti a tutta la brigata un sogno sessuale esplicito su di lei, andando nei particolari. "Tutti ridevano, e io mi sono sentita impotente. Era un ambiente in cui lamentarsi significava rischiare il posto di lavoro".

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Il turbamento collettivo del gruppo ha incoraggiato molte altre donne a condividere le esperienze traumatiche che hanno sopportato sul posto di lavoro, alcune delle quali riguardano gravi molestie sessuali. Per Hannah Rose Hall, che attualmente lavora al The Pearl di Manchester, a un certo punto della sua carriera, era una cosa costante: "Il caso più invasivo e ripetuto è stato quando un membro del personale si metteva dietro di me nella mia piccola posizione durante il servizio ‘in attesa del microonde'. Ciò significava che sarebbe rimasto schiacciato contro di me mentre cercavo di fare il mio lavoro. Quando gli dicevo di aspettare da qualche altra parte, l'appello veniva accolto con scherno e diventava una barzelletta". Un'altra cuoca, che ha preferito restare anonima, ha poi detto che un suo sous-chef l'ha spinta "contro un angolo mentre mi correggeva la mise en place e mi ha chiesto se potevo sentire il suo c***o sulla mia gamba". Molte delle 70 donne che hanno firmato la lettera aperta hanno chiesto di rimanere anonime per paura delle ripercussioni professionali che potrebbero derivare dal parlare apertamente della questione. In quanto donna gay, Alice Bowyer, direttrice del Butcombe Group, si è sempre battuta per difendere le donne prese di mira anche perché "nella mia vita ho dovuto sopportare così tante ‘battute' e fingere di ridere di comportamenti sessisti solo per essere accettata" e non vuole che accada anche ad altre. Purtroppo la sfida è ancora complessa.

Non tutto il sessismo è sessuale: il problema dei clienti e della carriera

Spesso il problema è molto più subdolo: "Mi è stato detto che sono stata promossa solo perché il capo mi ha corteggiata e che non avrei mai ottenuto un lavoro serio nella ristorazione di lusso dopo i 25 anni perché i datori di lavoro avrebbero pensato solo che voglio un bambino e un congedo di maternità" affermano nella lettera. La questione delle carriere lente è davvero centrale e, purtroppo, comune anche in altri ambiti. Helen Graham, ex chef del Bubala di Londra, ne ha risentito moltissimo negli anni: "Nella maggior parte dei lavori, dal sentirmi dire che devo ‘fare l'uomo' dopo aver ceduto sotto la stanchezza di una settimana lavorativa di 70 ore quando ho iniziato, all'essere spinta da un superiore uomo nella cella frigorifera e sentirmi dire che non ce la farò mai a diventare chef perché non ce la faccio a tenere il ritmo". Le donne chef vengono costantemente sottovalutate da superiori e colleghi ma non sono solo loro il problema.

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La sottovalutazione spesso viene proprio dai clienti. Tante volte le donne chef si ritrovano a parlare con i clienti, cercando di convincerli di essere per davvero il capo della brigata e che lo chef del ristorante è una donna, non un uomo. Un qualcosa che sembra sconcertante per molte persone, anche nel 2025.

La buona notizia? Molte delle 70 firmatarie ora ricoprono posizioni di rilievo e stanno cambiando la cultura della ristorazione dalle fondamenta. "Ho lasciato andare uno chef perché aveva opinioni molto sessiste e tossiche", afferma Sam Evans, co-fondatore di Hang Fire BBQ. "Chiamava gli chef maschi di qualsiasi livello ‘chef‘ e le chef femmine, alcune più anziane di lui, ‘cuoche‘. Chiedeva anche alle chef femmine di preparargli il caffè o di occuparsi di una preparazione che lui riteneva umile".

La lettera aperta delle chef

A tutti coloro che beneficiano delle gioie di cenare fuori, Siamo un gruppo di 70 chef e lavoratrici del settore alberghiero, e vogliamo che sappiate che siamo stanche. Esauste di un settore così sistematicamente imperfetto che facciamo fatica a vederci al suo interno.

Questa settimana, ci ritroviamo indignate dall'intervista di Jason Atherton al The Times in cui sembra negare di aver mai assistito a episodi di sessismo nelle sue cucine, un'affermazione che sappiamo, con assoluta certezza, non essere vera. Questo, in aggiunta alla pietosa rappresentazione delle donne ai premi Michelin del Regno Unito della scorsa settimana, significa che non possiamo più restare in silenzio. Vi scriviamo con un senso di urgenza, speranza e determinazione nel tentativo di cambiare la narrazione che nega le nostre esperienze e i nostri talenti. Le nostre cucine, sale da pranzo e bar sono i cuori pulsanti di un settore che porta gioia, conforto e connessione a innumerevoli vite. Tuttavia, all'interno di questi spazi, affrontiamo problemi che devono essere affrontati per creare un ambiente di lavoro più inclusivo, equo e positivo per tutti.

Il sessismo è stato e rimane un problema pervasivo nel nostro settore, plasmando la cultura delle nostre cucine in modi che diminuiscono il potenziale e i contributi di innumerevoli donne di talento. Dai commenti e comportamenti inappropriati alle diseguaglianze nelle opportunità di avanzamento, queste esperienze ostacolano non solo le carriere individuali, ma anche la crescita e l'innovazione del nostro settore nel suo complesso. La mancanza di diversità celebrata all'interno di prestigiosi enti di premiazione come Michelin e 50 Best è un riflesso di più ampi problemi sistemici di privilegio e razzismo. Negli ultimi quattro anni, solo due donne hanno ricevuto le Stelle Michelin. Questo non è affatto rappresentativo del talento femminile nel settore. Dobbiamo affrontare questi pregiudizi e lavorare attivamente per creare opportunità per chef e lavoratrici dell'ospitalità di ogni estrazione.

La diversità non è solo un obiettivo; è una fonte di forza, creatività e resilienza. Accogliendo e celebrando voci diverse, arricchiamo il nostro panorama culinario, consentendoci di interagire liberamente con i nostri clienti e amici senza barriere. A nostro avviso, l'unico modo per farlo è correggere la mancanza di donne e persone di colore in ruoli di leadership, che possono comprendere, coltivare e supportare il talento a tutti i livelli attraverso tutoraggio, programmi di formazione e pratiche di assunzione eque. Inoltre, continuiamo a essere frustrate dai premi separati per le donne. Ciò non favorisce la vera uguaglianza. Collocando le donne in un'altra categoria, perpetuiamo l'idea che i loro risultati siano diversi o inferiori. Il vero riconoscimento deve basarsi solo sul merito e sollecitiamo i comitati dei premi a eliminare queste categorie separate e a celebrare l'eccellenza in tutte le sue forme, senza distinzione di genere. Non è un segreto che il nostro settore affronti sfide significative, dalle pressioni economiche alle mutevoli aspettative dei consumatori.

Per superare queste difficoltà, dobbiamo rendere il nostro settore a prova di futuro creando ambienti di lavoro inclusivi e positivi, assicurandoci che abbiano gli strumenti e le opportunità per prosperare. Riconosciamo che cambiamenti positivi stanno già avvenendo, grazie agli sforzi di alcuni individui e alleati dedicati. Celebriamo questi risultati e riconosciamo coloro che si schierano con noi nel sostenere l'uguaglianza e la diversità. Tuttavia, oggi invitiamo i nostri colleghi di tutti i sessi a sfidare e smantellare le pratiche dannose che stiamo evidenziando. Vi imploriamo di aiutarci a creare un futuro più luminoso e inclusivo per il nostro settore, perché rispetto, uguaglianza e supporto devono essere il fondamento di ogni cucina. In solidarietà,

Cosa possiamo fare noi?

Come clienti, abbiamo un ruolo cruciale nel sostenere la parità di genere nella ristorazione. Ecco alcune azioni concrete:

  • Scegliere consapevolmente: sostenere ristoranti gestiti da donne o che promuovono la diversità.
  • Denunciare il sessismo: se si assiste a comportamenti inappropriati, è importante segnalarli.
  • Valorizzare il talento femminile: dare visibilità alle professioniste della cucina attraverso recensioni, interviste e articoli.

Il settore della ristorazione ha bisogno di un cambiamento radicale. Non si tratta solo di garantire alle donne le stesse opportunità degli uomini, ma di costruire un ambiente in cui chiunque, indipendentemente dal genere, possa esprimere il proprio talento senza paura di discriminazioni o abusi. La cucina deve essere un luogo di creatività e inclusione, e il momento di agire è ora.

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Quello che i piatti non dicono
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